L’Ospite. E se un dio fosse dall’Olimpo sceso?

Un’isola quasi disabitata. I giovani sono partiti, i vecchi sono morti. Solo una donna è rimasta ad aspettare il suo uomo che è partito vent’anni fa e che non è più tornato. Lei aspetta paziente, fedele. Un giorno arriva un uomo con un gruppo di viaggiatori, non si sa da dove arrivano, perché si trovino là, lui comincia a raccontare una storia, su insistenza di lei, lei diventa regina dell’isola, parla un’altra lingua a noi sconosciuta, una lingua antica, parole di ospitalità e benevolenza verso l’altro, gli ospiti, gli stranieri. Questa lingua è l’Odissea, è Penelope a parlare, ed è una storia d’amore tra una cristiana e un musulmano dei tempi dell’impero ottomano in Bosnia quella che le racconta l’uomo, Ulisse.
Ma ci sono anche le parole meschine della quotidianità contemporanea, quelle del populismo, dell’ignoranza, dei luoghi comuni, da tutte le parti, gli uni verso gli altri si nutrono di stereotipi e pregiudizi che s’inseriscono a spezzare il filo del racconto, che vogliono disorientare e far letteralmente perdere il filo a Penelope, proprio nel momento in cui riconosce finalmente il suo Ulisse.
Gli antichi credevano che sotto le spoglie del mendicante, pellegrino, dello straniero, potesse nascondersi un dio.

Dedicato a Riace, ai Porti aperti, ai viaggiatori di ogni specie e provenienza, ai portatori di futuro.


Artista: Compagnia Fabbrica delle Bucce
testo e regia Barbara Sinicco
con Massimo Serli, Michela Cembran, Graziella Savastano, Zabi Ahmadi, Mamadu Konate, Aisha Sanneh, Joy Peter, Siver Bajalan, Sarbast Karim